Questa storia é avvolta
nelle leggenda, qualcuno afferma che sia solo il
frutto di un sogno e che questa fabbrica non sia mai esistita,
altri affermano che sia gestita da entità magiche del mondo onirico
che impossessandosi di alcuni personaggi inducono questi a creare oggetti
che alla sola vista portano buon umore e al possessore, voci insistenti
sussurrano, inducono buona fortuna e protezione da eventi negativi.
Molti sono i racconti e le leggende che narrano di questa fabbrica,
ora vi racconterò quella che da indagini più attendibili
sembra essere la sua storia.
Si
narra di un uomo che, con evidenti segni di squilibrio fin dalla
sua nascita, perdeva spesso il contatto con la realtà. In una
notte stellata, fra il sonno e la veglia, dove sembrava che il tempo
rallentasse e dove solo uno spicchio di luna, preoccupata per il suo
incedere incerto, dall'alto sembrava lo sorvegliasse, mentre passeggiava
per un viottolo alle falde di un antico vulcano (alcuni biografi
identificano questo come il Vesuvio) esplose senza alcun
apparente motivo, in una risata profonda e sincera che quasi non
riusciva a farlo camminare facendolo piegare su se stesso fino a farlo
lacrimare.
Fu
a questo punto che una strana figura di un piccolo uomo di bassa
statura lo affiancò e con un sorriso quasi velato dai baffi che
si perdevano in una lunga barba bianca, gli fece cenno di fermarsi,
e mentre questo continuava nella sua travolgente risata, egli sfilò
una matita dal suo orecchio e su un foglio malandato disegnò
una mappa segnando un percorso..., dopo che ebbe fatto, lo diede al
ridente viandante pronunciando queste parole: "Fortuna adiuvat
ridentes"...sparendo in una strana nebbia insolita per
quei luoghi.
L' uomo, riprendendosi a fatica dalla sua esilarante follia,
con un sorriso che ormai non gli abbandonava più il volto si
mise a seguire le indicazioni con tanta attenzione che ben presto imboccò
sentieri mai visti prima, sconosciuti fino a quel momento, fino a perdere
del tutto l' orientamento arrivando, infine, dinanzi ad una enorme
quercia; fra le intrecciate radici vi era una porticina alta un
pò più di due palmi sotto la quale filtrava una amichevole
luce.
Su
questa porta vi erano incise delle parole che suonavano un pò
come un enigmatico avvertimento che tradotte presso a poco recitavano
così:
"Qui si convien lasciare ogni logica, qui si convien lasciare
ogni triste pensiero, qui si scolpiscono sorrisi, qui si fabbricano
sogni, solo se credi a ciò che non vedi per me vedrai ciò
che non vedi"...

Ora le mie conoscenze si fermano e non so se quello strano e folle personaggio
riuscì adentrare in quella porticina, ma di tanto in tanto in
giro si trovano alcune cose, alcuni oggetti, che solo da lì possono
venire, che solo quella fabbrica avrebbe potuto produrre, e questo
mi fa ben sperare che quell'uomo, in quella notte stellata, abbia attraversato
quella soglia.